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Prodi al giorno del giudizio decide di portare la crisi in Parlamento, Senato compreso

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Prodi al giorno del giudizio decide di portare la crisi in Parlamento, Senato compreso

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Dopo un anno e nove mesi di fatiche, per Romano Prodi il giorno più duro è oggi. Il Presidente del Consiglio, dopo un colloquio con il Capo dello Stato, ha annunciato che andrà al Senato per chiedere la fiducia. Salvo colpi di scena sarà una battaglia persa nei numeri.

Ha già ribadito il suo no per salvare il governo Franco Turigliatto della Sinistra Critica; Clemente Mastella ha confermato che sarà a Palazzo Madama per dire no al governo cui ha dato, nei fatti, l’ultima spallata; Fisichella, Dini e Scalera pure hanno confermato il no.

Ma la vittoria di ieri a Montecitorio, seppure scontata, potrebbe valere a Prodi un tentativo per evitare le elezioni subito. Elezioni che Berlusconi, con quasi tutta l’opposizione, chiede a gran voce. Il tentativo di presentarsi al Presidente Giorgio Napolitano con la proposta di un Prodi bis frutto di un rimpasto radicale e finalizzato a varare la rioforma elettorale e re-distribuire il tesoretto. E’ solo un’ipotesi. Ma basta a generare le perplessità di questi elettori:

“Ho si fa la riforma elettorale o tra sei mesi siamo da capo” dice un ragazzo romano. “Quello che sta accadendo mi sembra una maniera poco seria di trafficare alle spalle degli elettori” dice una signora. “E’ molto triste, mi piacerebbe andarmene dall’Italia ma mi dispiace perchè questo è il mio Paese”.