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Critiche e speranze per l'eco-rivoluzione europea


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Critiche e speranze per l'eco-rivoluzione europea

Ha suscitato reazioni contrastanti il piano della Commissione europea contro i gas a effetto serra. Il pacchetto di misure sull’energia viene giudicato troppo restrittivo dall’industria, che teme per la propria competitività; e poco incisivo dagli ambientalisti più radicali. Positiva l’accoglienza da parte di Greenpeace.

“La Commissione è sulla strada giusta – dice la rappresentante dell’associazione Mahi Sideridou -. Si è posta all’avanguardia nel contrastare il cambiamento del clima. Ora vorremmo vedere altrettanta convinzione nel Parlamento e nei governi degli Stati membri. Queste proposte dovranno essere ancora rafforzate, rese più ambiziose”.
Sui costi del piano, il presidente della Commissione Josè Barroso cerca di rassicurare, anche se ha ammesso che l’approvazione sarà un percorso irto di difficoltà.
“L’attuazione di queste misure – ha detto – costerà meno di mezzo punto percentuale del prodotto interno lordo nel 2020. Cioè 3 euro alla settimana in media per ogni cittadino europeo”.
Il piano, diviso in 5 progetti di legge più un documento sugli aiuti di Stato, punta a ridurre del 20 per cento le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.
Vuol portare, nello stesso arco di tempo, dall’8,5 al 20 per cento il consumo energetico da fonti rinnovabili, includendo una quota del 10 per cento di biocarburanti per il settore dei trasporti.
Gli obiettivi di questa eco-rivoluzione erano stati fissati dai leader europei in un vertice del marzo scorso.

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