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Presidenziali in Serbia: "un referendum fra Europa e Russia"


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Presidenziali in Serbia: "un referendum fra Europa e Russia"

Fra i due litiganti rischia di vincere l’astensionismo, in Serbia. Ma il vero valore di queste presidenziali resta quello di un referendum sul futuro del paese. Sono chiamati oggi alle urne per il primo turno sei milioni e mezzo di elettori. A decidere di non votare potrebbero essere la metà.

Nessuno dei due principali contendenti otterrà comunque la maggioranza assoluta, e quindi tutto si deciderà solo al secondo turno, il 3 febbraio. Il presidente uscente filo-occidentale Boris Tadic nei sondaggi appare leggermente in difficoltà rispetto al nazionalista Tomislav Nikolic. Uno scarto minimo, facilmente colmabile al ballottaggio.

Sullo sfondo campeggia l’Unione europea: Tadic punta all’integrazione, nonostante la maggior parte dei Ventisette siano pronti a riconoscere un Kosovo indipendente. Nikolic, contrario a qualunque compromesso sulla provincia secessionista, guarda invece alla Russia, come spiega un elettore filoeuropeo: “Vedo queste elezioni come un referendum in cui scegliere fra Europa e Russia. Il premier Kostunica appoggia i radicali. Tutto questo mi ricorda il regime di Milosevic, non posso credere che stia succedendo di nuovo”.

Le generazioni che hanno un ricordo meno nitido dell’epoca di Milosevic, hanno altre preoccupazioni, dice una studentessa: “I giovani non possono permettersi di studiare in questo paese. Stanno scappando dalla Serbia, in cerca di un futuro migliore altrove. Credo che grazie a Tomislav Nikolic questo cambierà, e potremo vivere qui senza dipendere dai nostri genitori”.

Più dell’Europa, più del Kosovo, saranno questi gli argomenti decisivi: salari, condizioni di vita, occupazione. E da questo punto di vista, Tadic e Nikolic non sono poi tanto diversi.

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