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Tra nuovi entusiasmi e resistenze il nucleare divide gli europei

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Tra nuovi entusiasmi e resistenze il nucleare divide gli europei

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Abbandonare il nucleare o riabbracciarlo come nuova opportunità per produrre energia nell’epoca del caro petrolio. E’ l’interrogativo rilanciato dalla decisione del governo britannico. Il Paese ha una decina di reattori che stanno invecchiando mentre il consumo di energia cresce a ritmo elevato.

Nel 2003 il labour definiva il nucleare “un’opzione poco attraente”, ma nel frattempo due elementi sono entrati in gioco: il boom del prezzo del greggio e le esigenze di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Le energie alternative, come il solare e l’eolico, che il governo britannico si era impegnato a sviluppare, sono ancora troppo costose e tecnologicamente limitate per poter contare solo su di esse.

Il nucleare fornisce il 18 per cento dell’elettricità in Gran Bretagna, il 16 di quella consumata nel mondo, il 34 in Europa. Su 27 Stati membri, 15 possiedono centrali. In testa c‘è la Francia dove il nucleare è la principale fonte di energia. Ha un peso ancora rilevante anche in Germania che ha deciso però di abbandonarlo gradualmente. Mentre in tutto il mondo ci sono 30 centrali nucleari in costruzione. La più grande entrerà in funzione in Finlandia. I suoi tre reattori avranno una potenza di 1600 megawatt ed è il modello cui si ispireranno le centrali britanniche.

A guidare la resistenza al rinato interesse per il nucleare è la Germania. Qui un’opinione pubblica fortemente contraria impedisce a qualsiasi governo di immaginare un ritorno all’atomo. La Germania come altri oppositori solleva dubbi sui rischi del nucleare per le prossime generazioni. Il nucleare genera scorie che hanno bisogno di secoli per perdere la loro carica radioattiva. Il problema è dunque la loro conservazione: nessun Paese ha trovato una soluzione a lungo termine.