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Scenari da guerra civile in Kenya: oltre 300 i morti dalle elezioni

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Scenari da guerra civile in Kenya: oltre 300 i morti dalle elezioni

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Case in fiamme. Così si presenta dall’alto una zona di Eldoret, la città del Kenya dove ieri è stata data alle fiamme una chiesa sulla scia delle violenze postelettorali. I morti nel Paese dallo scrutinio del 27 dicembre sono saliti a oltre 300. E c‘è chi comincia a parlare di pulizia etnica.

Le almeno 35 persone arse vive all’interno del luogo di culto pentecostale appartenevano alla tribù Kikuyu, la stessa del presidente Mwai Kibaki, la cui rielezione è al centro delle contestazioni.

Al Amin Kimathi, leader del Forum musulmano per i diritti umani è drastico: “E’ uno scenario molto, molto spaventoso. Duecento persone morte in una volta è qualcosa di estremamente preoccupante che ci fa intravedere un’impennata verso una vera e propria guerra civile. Non si può parlare di nient’altro che di una situazione da guerra civile”.

Nelle città i sostenitori del leader dell’opposizione Raila Odinga si scontrano con i poliziotti in borghese.

Gli osservatori dell’Unione Europea dopo aver parlato di elezioni svoltesi “nella calma e senza intimidazioni” ora denunciano il mancato rispetto degli standard democratici internazionali.

Gli Stati Uniti che prima si erano congratulati il presidente Kibaki hanno poi espresso preoccupazioni per le irregolarità.

E mentre la comunità internazionale invita le parti alla moderazione, le violenze in Kenya richiamano alla memoria le scene già viste nel 1994 nel vicino Ruanda quando si consumò un genocidio da 800.000 morti.