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Kenya: i conflitti etnici gettano benzina sul fuoco dei disprdini post elettorali

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Kenya: i conflitti etnici gettano benzina sul fuoco dei disprdini post elettorali

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Mway Kibaki: presidente del Kenya dal 2002, protagonista della vita politica del paese fin dagli anni 60, e membro dell’etnia dominante kikuyu. L’appartenenza etnica ha sempre giocato un ruolo chiave nella politica keniana.

Raila Odinga, il capo dell’opposizione, fa parte della seconda etnia del paese, i Luo. Ad opporre i due uomini, soprattutto una lunga storia di battaglie politiche, costate a Odinga 9 anni di prigione. Ma a incarnare in modo ancora più viscerale la distanza tra i due, quelle radici, da sempre opposte.

Differenze, particolarismo, che i politici hanno sfruttato per raccogliere voti, restare al potere, seminare panico nel campo avverso.

I membri dell’etnia kikuyu, dall’indipendenza, detengono le chiavi dell’economia e della politica, suscitando invidia e risentimento negli altri gruppi etnici. Vivono nella provincia centrale del paese e rappresentano il 22 per cento della popolazione. I membri dell’etnia Luo , insediati nell’ovest del paese e nelle bidonville di Nairobi, si schierano compatti dietro Odinga. Sono il 13 per cento. In un clima di instabilità e accuse sul risultato del voto, i sostenitori dei due candidati hanno un nemico vicino e facilmente identificabile: l’etnia rivale.

Ancor più se entra in gioco la frustrazione per non aver avuto parte nell’evidente explloit economico degli ultimi anni. La crescita è raddoppiata sotto Kibaki, il turismo ha preso il volo, le scuole elementari sono diventate gratuite e un milione e mezzo di bambini che prima non frequentavano ora è scolarizzato. Ma il rovescio della medaglia mostra una situazione alquanto diversa: la metà dei kenioti vive nella povertà più nera. E il 10 per cento dei più ricchi si accaparra il 42 per cento delle risorse del paese.

Molti puntavano su Odinga per vedere un cambiamento e la fine delle diseguaglianze. Il governo di Kibaki, inoltre, non ha saputo mantenere le promesse di farla finita con la corruzione e con l’impunità dei corrotti, una piaga che da tempo impedisce al Kenia di decollare, al punto da costringere il Fondo monetario internazionale a tagliare gli aiuti.