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Trecento morti negli scontri, cinquanta le vittime dell'incendio appiccato in una chiesa

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Trecento morti negli scontri, cinquanta le vittime dell'incendio appiccato in una chiesa

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Il Kenya sprofonda nella violenza interetnica: ancora scontri per le strade di Nairobi, la Croce Rossa del Paese ha parlato di un “massacro insensato” e ha riferito che sono quasi 300 le vittime delle violenze scoppiate il 27 dicembre, dopo la riconferma di Mwai Kibaki alla presidenza. Lo scrutinio dei voti è stato criticato dall’Unione Europea che vuole l’apertura di un’inchiesta.

Nella parte occidentale del Kenya centinaia di case e capanne sono state incendiate, come a Eldoret dove a finire vittime delle violenze sono state una cinquantina di persone che si erano rifugiate in una chiesa. Un gruppo di giovani ha dato fuoco all’edificio.

Il capo dell’opposizione Raila Odinga, che accusa Kibaki di brogli, ha esortato a manifestare pacificamente giovedì prossimo e ha lanciato un appello per la fine delle violenze: “Questa strage deve essere fermata, per quanto illegittimo la gente sta ad ascoltare il presidente Kibaki. Quindi lui ha la responsabilità di proteggere le loro vite”.

Molti hanno perso la casa, come a Mhatare, bidonville di Nairobi dove vive mezzo milione di persone. Gli sfollati sono almeno 70mila e diverse centinaia di persone, gran parte di etnia Kikuyu, quella di Kibaki, stanno raggiungendo l’Uganda in un nuovo dramma con ruoli invertiti. Negli anni ottanta fu il Kenya ad accogliere gli ugandesi in fuga dal Paese in crisi.