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Pakistan, Benazir Bhutto uccisa in un attentato a Rawalpindi

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Pakistan, Benazir Bhutto uccisa in un attentato a Rawalpindi

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L’ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto è stata uccisa in un attentato durante un raduno elettorale a Rawalpindi. Almeno sedici i morti provocati dall’esplosione innescata da un kamikaze.

Secondo la televisione pachistana, tra i principali sospettati ci sarebbe il leader taleban Bailtullah Masood. Il presidente Pervez Musharraf, che ha convocato una riunione di emergenza del suo gabinetto, potrebbe decidere di rinviare le elezioni legislative previste per l’8 gennaio.

Era proprio per presentarsi a queste consultazioni che Bhutto, 54 anni, ex primo ministro, era rientrata in Pakistan, il 18 ottobre scorso, dopo un esilio volontario trascorso tra Dubai e Londra. Così parlava della terra che aveva lasciato otto anni prima: “Le persone che vedete qui fuori sono la vera immagine del Pakistan. Sono i lavoratori delle classi medie e proletarie del Pakistan, che chiedono di poter contribuire alla costruzione di un Paese moderno in cui tutti siano uguali. Questo è il vero Pakistan e se avremo la democrazia, è questo il volto che il Pakistan deve mostrare al mondo. Non quello degli estremisti che hanno prosperato durante la dittatura”.

Il ritorno di Buttho era stato segretamente negoziato con il vecchio rivale, il presidente Pervez Musharraf. La presenza della leader dell’opposizione avrebbe restituito legittimità alle consultazioni, isolando i fondamentalisti islamici.

Ma subito dopo il suo arrivo, il 19 ottobre, Bhutto scampa a un attentato a Karachi. I sospetti si orientano sulla presenza di terroristi nei servizi segreti pakistani. L’ex premier accusa Pervez Musharraf di non aver fatto nulla per evitare la strage. I morti sono centotrentanove, tutti sostenitori del partito di Bhutto, il Partito del popolo pachistano.

Benazir Bhutto rimane illesa. L’attentato non scalfisce la determinazione di una donna che aveva ereditato l’amore per la politica e per il suo Paese dal nonno, figura chiave del movimento indipendentista pakistano, e dal padre, Zulfikar Ali Bhutto, ex premier, tra i politici più stimati in Pakistan. Nel 1979 fu deposto e impiccato per volontà del generale Zia ul-Haq. La visita della figlia alla sua tomba, il 27 ottobre, è un chiaro messaggio politico: “Mio padre era solito dire che il popolo del Pakistan è il suo erede politico, i pachistani figli suoi”.

Naufragato l’accordo con Musharraf, Benazir Bhutto aveva chiesto e ottenuto che il presidente ripristinasse le garanzie costituzionali in vista delle prossime elezioni.