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Il Kenya oggi al voto sotto il segno delle violenze.

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Il Kenya oggi al voto sotto il segno delle violenze.

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Più di quattordici milioni di elettori sono chiamati alle urne in Kenya per scegliere un nuovo presidente, 210 parlamentari e quasi 2.500 rappresentanti locali. Ma dall’inizio della campagna elettorale, a luglio, almeno 70 persone sono morte in episodi di violenza legati alle elezioni.

Il presidente uscente Mway Kibaki è stato accusato di infiltrare nei seggi elettorali poliziotti in incognito per truccare i risultati. Martedì almeno tre agenti – ma si teme siano fino a nove – sono morti linciati dalla folla inferocita dalla prospettiva di brogli.

Kibaki, nonostante le eccellenti prestazioni sul piano economico, che dal 2002 hanno prodotto una crescita del cinque per cento annuo in Kenya, rischia di cedere il testimone al suo ex alleato Raila Odinga. Quasi tutti i sondaggi danno Odinga in vantaggio, anche se di poco.

Il suo carisma e i suoi discorsi populisti sulla lotta alla povertà e alla corruzione gli hanno conquistato le simpatie delle fasce più basse. Odinga punta tutto sulle forti ineguaglianze nella distribuzione delle ricchezze prodotte.

Le violenze pre-elettorali potrebbero essere in realtà ben più gravi di quanto denuncino le organizzazioni locali per i diritti umani. Il capo degli osservatori dell’Unione europea, Alexander Graf Lambdorff, denuncia che le vittime sono più di 300.

Per queste elezioni sono mobilitati 20 mila osservatori locali e internazionali, di cui 150 dell’Unione europea. I primi risultati ufficiali sono attesi per domani.