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Arche de Zoé: la Francia chiede il rimpatrio dei sei condannati

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Arche de Zoé: la Francia chiede il rimpatrio dei sei condannati

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Estradizione, rimpatrio. Dopo la condanna in Ciad dei sei francesi dell’Arche de Zoé a otto anni di lavori forzati, ora tutti i pensieri sono rivolti al ritorno a casa. Il ministero degli esteri francese ha subito annunciato che Parigi è pronta a chiedere il trasferimento dei sei. Avvocati e parenti non si capacitano della sentenza.

Il legale Gilbert Collard esprime il pensiero di molti: “Ora spero che il governo francese si attivi per rimpatriare in fretta i nostri concittadini, caduti in una trappola che serve solo a dare alla giustizia ciadiana un pretesto per esistere. Quando invece non esiste”.

I sei membri dell’Ong francese sono stati dichiarati colpevoli di tentato sequestro di 103 bambini ciadiani. Antonia Van Winkelberg, la moglie di uno dei condannati, il medico Philippe Van Winkelberg, è disperata: “Otto anni! Otto anni per aver curato qualcuno. Voi, medici, voi, infermiere, che vi impegnate nel campo degli aiuti umanitari, in qualunque momento potrebbe succedervi la stessa cosa che è accaduta a Philippe. Bella cosa la giustizia del Ciad!”.

Cerca invece di non lasciarsi andare Christine Péligat, moglie di Alain Péligat, che spera in un’estradizione rapida, in base agli accordi esistenti tra Francia e Ciad: “Non vedevo l’ora di finirla con questo processo. Ora che è fatta, resta solo da sapere quando mio marito tornerà in Francia”.

I sei sostengono di essere stati ingannati da intermediari locali, che li hanno convinti che i bambini fossero orfani e originari del Darfur. Un ciadiano e un sudanese sono stati condannati a quattro anni di carcere per complicità.