ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Kosovo, la minoranza serba ripone in Putin le sue ultime speranze

Lettura in corso:

Kosovo, la minoranza serba ripone in Putin le sue ultime speranze

Dimensioni di testo Aa Aa

Dio nei cieli, Russia sulla terra. Mai come oggi questo proverbio esprime lo stato d’animo della minoranza serba del Kosovo, in preda a un vero e proprio slancio russofilo da quando Mosca ha detto no all’indipendenza della provincia secessionista.

A Mitrovica l’inaugurazione di una statua, il mese scorso, è stata l’occasione per dimostrarlo. Alla presenza delle autorità di Mosca e Belgrado, i serbi hanno reso omaggio alla memoria del console russo Grigori Stefanòvic Scierbina, assassinato nel 1884 da terroristi albanesi.

Non è la prima volta che il Cremlino sfrutta a proprio vantaggio questo rapporto privilegiato. Nel ’99, i carri armati russi entrano a Pristina, acclamati dalla folla. E’ la notte tra l’11 e il 12 giugno. Battendo sul tempo i britannici e prendendo il controllo dell’aereoporto, i militari russi mettono la Nato in una posizione scomoda.

Chi avesse dato l’ordine non si è mai saputo. Ma l’operazione servì a Mosca per meglio negoziare la partecipazione dei propri soldati alla KFOR, la forza multinazionale in Kosovo. Anche se ufficialmente si parla di un errore, al Cremlino si festeggia il ruolo di primo piano che la Russia ha saputo ritagliarsi nella pacificazione dei Balcani.

Otto anni dopo, non molto è cambiato. Con Vladimir Putin, soprattutto durante il suo secondo mandato, i toni della Russia nei confronti dell’occidente si sono fatti più duri. Per Mosca, un Kosovo indipendente non sarebbe un’eccezione, come sostengono i paesi europei, bensì un precedente, nel bene e nel male. Si, perché sulla questione i russi usano due pesi e due misure. Nella regione caucasica, sostengono alcuni movimenti secessionisti, mentre ne ostacolano altri.

Ma per i serbi del Kosovo, il presidente Putin rappresenta l’ultimo salvagente rimasto.