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Indipendenza del Kosovo. Per la Slovenia certi processi non possono essere frenati

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Indipendenza del Kosovo. Per la Slovenia certi processi non possono essere frenati

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Dopo il definitivo fallimento dei negoziati sul Kosovo, sancito all’ONU, l’Unione Europea si accinge a raccogliere il testimone. E a pilotare le prime e più delicate fasi di questo processo sarà proprio la presidenza di turno della Slovenia, la prima ex repubblica jugoslava che si dichiarò indipendente.

Presentando gli obiettivi del semestre sloveno, che comincia a gennaio, il ministro degli esteri di Lubiana Dimitrij Rupel l’ha detto fra le righe: alla fine la provincia serba a maggioranza albanese avrà la sua indipendenza:

“Che cosa ci troviamo di fronte? Su che cosa lavoreremo? L’Unione Europea e il Kosovo hanno trovato un accordo di massima ragionevole e senza minacce. E’ chiaro che certi processi non possono essere frenati”.

A Pristina viene chiesto di avere ancora un po’ di pazienza e di aspettare almeno l’esito delle presidenziali serbe, per non favorire le possibilità di vittoria di un candidato ultranazionalista.

L’opinione di Fatimir Limaj, vice presidente del Partito democratico del Kosovo, vincitore delle ultime elezioni: “Il Kosovo torna ad essere una questione prima di tutto europea. Ha lasciato il Consiglio di sicurezza per tornare nell’alveo della famiglia europea. Ora gli indirizzi del Kosovo sono a Bruxelles e a Washington”.

Ma la minoranza serba non ci sta. Migliaia di persone hanno manifestato martedì a Kosovska Mitrovica chiedendo aiuto al tradizionale alleato russo. La prospettiva potrebbe essere quella di una mini secessione quando il Kosovo albanofono si autoproclamerà indipendente.