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Nel Paese senza un Presidente si rischia la crisi delle istituzioni

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Nel Paese senza un Presidente si rischia la crisi delle istituzioni

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Ora il Libano rischia il caos istituzionale. Sfumata l’ultima possibilità di avere un voto prima dello scadere del mandato – a mezzanotte – regna l’incertezza. Il Capo di Stato uscente, il filosiriano Emile Lahude, ha ora chiesto all’esercito di incaricarsi della sicurezza nel Paese. La maggioranza ribadisce la sovranità del parlamento, la cui decisione è rinviata al 30 novembre.

Con la dichiarazione del portavoce della camera si è infatti appreso che, per la quinta volta in due mesi, le contrapposizioni fra maggioranza e opposizione hanno avuto la meglio sulla necessità di eleggere il nuovo Presidente.

Mustafa Alloush, deputato della maggioranza antisiriana, insiste sul fatto che questo ulteriore rinvio non comprometterà la stabilità del Paese.

“Non è un vuoto di potere” dice. “Da mezzanotte non abbiamo un Presidente ma c‘è un governo che garantirà il potere nei prossimi giorni o settimane”.

Ma la spaccatura fra la maggioranza antisiriana e gli sciiti di Hezbollah, appoggiati da Damasco e Teheran, resta.

“Auspico che l’esercito si faccia carico della sicurezza” dice Michel Moussa, anticipando quanto deciso dal Presidente “e che le parti politiche raggiungano il consenso per eleggere un nuovo Presidente”.

La situazione politica in Libano è di cotinua tensione, la maggioranza antisiriana estremamente risicata ma determinata a trovare un nuovo nome. Anche a costo di ricorrere a un voto a maggioranza semplice e non qualificata, come la consuetudine vorrebbe.