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Hugo Chavez dà il via a una nuova offensiva diplomatica

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Hugo Chavez dà il via a una nuova offensiva diplomatica

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L’ultima offensiva diplomatica di Hugo Chavez sulla scena internazionale risale allo scorso fine settimana durante il summit dell’Opec.

Il presidente venezuelano rivendica per il cartello un ruolo apertamente geopolitico. Con l’obiettivo di condizionare lo strapotere di Washington e dei suoi alleati occidentali. “Se gli Stati Uniti saranno così pazzi da invadere l’Iran o aggredire nuovamente il Venezuela, allora il prezzo di un barile di greggio non sarà cento dollari, ma arriverà anche a 200”.

Al timone del sesto esportatore mondiale di petrolio, Chavez sa di possedere un importante mezzo di persuasione, e non fa mistero di volerlo usare in tal senso. Soprattutto quando il greggio non smette di segnare nuovi record. “Il prezzo del petrolio rientra nella strategia di potere del Venezuela. Ora che ha raggiunto la soglia dei 90, cento dollari a barile, lo manterremo a questo livello e non mi sembra che si tratti di un prezzo esagerato”.

Il prezzo del petrolio cresce, ma gli introiti non sono gestiti come molti speravano. Solo una piccola parte è investita nei programmi sociali per i più poveri, che erano valsi a Chavez un vasto consenso interno. Di conseguenza, in Venezuela le contestazioni aumentano, complice anche un progetto di riforma costituzionale che il presidente vuole sottoporre a referendum il prossimo 2 dicembre. Un progetto che divide i venezuelani, sollevando perplessità anche tra i sostenitori di Chavez.

Secondo alcuni analisti, l’alterco con il re Juan Carlos di Spagna durante il vertice idero-americano di Santiago del Cile non sarebbe altro che un tentativo di sviare l’attenzione dai problemi interni. Ancora in attesa delle scuse del sovrano spagnolo, Chavez si consola leggendo una lettera di sostegno inviatagli dall’amico Fidel Castro, che parla dell’episodio come di una Waterloo ideologica per Madrid.