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Kosovo, da Bruxelles un monito a evitare azioni unilaterali

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Kosovo, da Bruxelles un monito a evitare azioni unilaterali

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Indipendenza, come reclamano i kosovari albanesi, o partizione della provincia, come chiede Belgrado. Il futuro del Kosovo non è ancora scritto. Quel che è certo, è che la comunità internazionale gioca un ruolo chiave in questo dossier, complesso quanto quello tra israeliani e palestinesi in Medio oriente, sostiene un analista politico. “Mi aspetto che le trattative abbiano un termine entro il 10 dicembre. Per quella data, il nuovo governo e il parlamento kosovari devono essere operativi, per poter finalmente mettere fine ai negoziati. Il periodo che va da oggi alla fine di dicembre sarà decisivo per il Kosovo”.

Niente lascia presagire un esito positivo dei negoziati entro la scadenza prevista. I serbi respingono ogni forma di indipendenza della provincia a maggioranza albanese. E divisi sono anche i membri della troika composta da Stati Uniti, Russia e Unione europea.

Washinton è favorevole alla piena indipendenza, nei tempi più rapidi possibili. Ma l’opzione non trova un consenso unanime tra i Ventisette, soprattutto se avvenisse in modo unilaterale. Non a caso, Bruxelles ha ricordato a Hashim Thaci che il Kosovo non ha interesse a scontrarsi con la comunità internazionale. Inoltre, alcuni paesi dell’Unione, a loro volta confrontati con spinte separatiste, sono restii ad appoggiare le richieste di Pristina.

Quanto a Mosca, alleata di Belgrado, si oppone all’indipendenza del Kosovo. A luglio, bloccò l’approvazione del piano di indipendenza assistita del negoziatore dell’Onu, Martti Ahtisaari. E ora è favorevole a prolungare i negoziati oltre il 10 dicembre.

Fonti diplomatiche europee sostengono che il dossier finirà nuovamente sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ancora una volta, si tratterà del piano Ahtisaari, che preconizza l’indipendenza graduale del Kosovo sotto tutela internazionale. E, di nuovo, il piano potrebbe essere bocciato dalla Russia.

E’ certo, secondo gli analisti, che conquistando l’indipendenza, il Kosovo andrebbe incontro a nuove tensioni interne. Soprattutto nel nord, dove risiede la metà dei centomila kosovari serbi, che già hanno minacciato la secessione dal resto della provincia.

La città di Mitrovica tornerebbe ad essere il simbolo dell’impossibile riconciliazione tra serbi e albanesi del Kosovo.