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Thaci: da capo guerriglia a trionfatore delle elezioni in Kosovo

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Thaci: da capo guerriglia a trionfatore delle elezioni in Kosovo

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“Subito dopo il 10 dicembre dichiareremo l’indipendenza e i nostri partner occidentali sono pronti ad appoggiarci” diceva ieri Hashim Thaci. Per il vincitore di queste elezioni la strada è segnata. Non a caso aveva scelto, come inno di campagna elettorale, il successo degli Europe dell’86 “The final countdown”. Un conto alla rovescia che per Thaci inizia addirittura nel ’98, quando si fa conoscere come leader dell’UCK, l’Esercito di liberazione del Kosovo, il gruppo armato che quell’anno arriva a controllare 1/4 del territorio della provincia serba a maggioranza albanese.

E’ allora che cominciano a considerarlo come l’anti Rugova. Su Thaci e sugli altri giovani leoni della guerriglia non ha alcun ascendente quel leader che ha scelto la strada della non violenza, diventando poi primo presidente del Kosovo. I metodi scelti da Thaci sono altri. Già nel ’93 i serbi lo avevano condannato in contumacia a 22 anni di carcere per terrorismo. Rifugiatosi in Svizzera, Thaci ricompare in Kosovo durante il conflitto del 1998-‘99, diventando primo ministro del governo autoproclamato della provincia. E’ il momento dell’addio alle armi e della riconversione in politica.

Con il generale Jackson, comandante della Kfor, firma l’accordo per il disarmo delle sue milizie. L’intesa pone le basi per l’integrazione dell’UCK nelle forze di polizia kosovare e per la creazione dell’attuale Partito democratico del Kosovo. Thaci è nelle grazie degli americani e, nel ’99, viene catapultato sulla scena internazionale: alla conferenza di pace di Rambouillet si impone come il vero leader della delegazione kosovaro-albanese.

Ma i serbi, ancora per lungo tempo, si rifiuteranno di dialogare con lui. Solo nel 2004, nel pieno di una nuova ondata di violenze interetniche in Kosovo, Thaci non esiterà a definire criminali i responsabili degli incendi di chiese ortodosse e di case serbe.