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Il Kosovo sta per andare alle urne e sogna di toccare con mano l'indipendenza. I serbi boicottano

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Il Kosovo sta per andare alle urne e sogna di toccare con mano l'indipendenza. I serbi boicottano

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Fra poche ore il Kosovo va alle urne per le politiche e le amministrative. Sono elezioni cruciali per la provincia serba a maggioranza albanese, perché il nuovo parlamento, e soprattutto il governo che ne sarà espressione, insieme, dovranno gestire il dopo negoziato con la minoranza serba. I colloqui sul futuro della provincia devono concludersi entro il 10 dicembre e non c‘è alcun compromesso all’orizzonte.

I serbi si preparano a boicottare il voto, ritenendolo un elemento perturbatore della trattativa. Il leader serbo-kosovoaro Oliver Ivanovic: “I colleghi di Belgrado stanno facendo pressione sulla gente di qui perché non vada ai seggi. Tale pressione non è necessaria, perché la popolazione si rende conto da sé del fatto che avallare il processo elettorale indebolisce la posizione negoziale della delegazione serba”.

Il parlamento kosovaro conta 120 seggi. 20 sono riservati ai serbi e agli altri non albanofoni. I serbi ritengono di non poter far valere la propria voce, visto che tutti i partiti albanofoni sono per l’indipendenza. A cominciare da quello di Hashim Thaci, ex capo della guerriglia separatista riconvertitosi alla politica. Secondo i sondaggi il suo Partito democratico del Kosovo è la formazione che ha le maggiori possibilità di vincere.

La lega democratica del Kosovo del presidente Fatmir Sedjiu, attualmente al potere, sembra perdere colpi, presa com‘è fra i sospetti di corruzione e la delusione per lo stallo dei negoziati sullo status della provincia.

L’outsider è il miliardario Behgjet Pacolli. Il suo partito è nato da appena un anno, ma secondo i sondaggi, potrebbe diventare la terza forza parlamentare. Pacolli promette di cambiare il volto di una delle regioni più povere del continente europeo, assicurando lavoro e investimenti.