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Danimarca, sfida serrata tra liberali e socialdemocratici

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Danimarca, sfida serrata tra liberali e socialdemocratici

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La Danimarca si prepara a una sfida elettorale serrata. Il primo ministro uscente, Anders Fogh Rasmussen, e la sua coalizione di centro destra, si trovano gomito a gomito con i socialdemocratici guidati da Helle Thorning Schmidt.

Ago della bilancia potrebbe rivelarsi una formazione recente, il partito Nuova Alleanza di Naser Khader, orientato a sostenere Rasmussen ma solo a patto che il governo ammorbidisca la sua politica anti-immigrazione. “Poniamo diverse condizioni, ma le più importanti sono una forte riduzione delle tasse e maggiori facilitazioni per gli immigrati che richiedono asilo politico in Danimarca e una riforma del sistema sanitario”.

Il popolo danese è il più felice al mondo, stando a un sondaggio realizzato nel 2006. Rasmussen ha convocato elezioni anticipate, con la sicurezza di avere alle spalle una crescita economica sostenuta e una disoccupazione ai minimi. Ma la certezza di vincere si è ridotta nel corso della campagna elettorale, come ammette lo stesso primo ministro. “Lo stato dell’economia è solido. Non abbiamo gravi problemi politici e gli elettori sono soddisfatti. Se potremo continuare l’opera o meno lo vedremo dopo il 13 di novembre”.

Se anche riuscisse a ottenere un secondo mandato, Rasmussen rischia di perdere l’appoggio esterno finora garantito dal partito del Popolo danese, una forza xenofoba e populista.

Un vantaggio per la socialdemocratica Thorning Schmidt, che mira a diventare la prima donna a occupare la carica di primo ministro in Danimarca. “La nostra scala di valori è molto diversa rispetto a quella dei conservatori, a cominciare dalla questione del welfare e dei servizi e penso che l’opinione pubblica ne sia consapevole. Gli elettori sono chiamati a scegliere se vogliono tagli alle tasse o maggiori servizi, cioé un classico dibattito tra destra e sinistra”.

Temendo il peggio, Rasmussen ha deciso di correggere alcune posizioni impopolari, proponendo un compromesso nazionale sulla politica di immigrazione. Nonostante i molti punti di contatto con i socialdemodcratici, i due partiti hanno escluso qualsiasi alleanza.