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Vojislav Seselj, il propagandista della Grande Serbia

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Vojislav Seselj, il propagandista della Grande Serbia

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Vojislav Seselj lascia Belgrado 4 anni fa con un aereo diretto nei Paesi bassi, sotto gli urrà di una folla di connazionali. L’ex premier ultranazionalista si reca spontaneamente al Tribunale penale internazionale dell’Aja. La sua popularità, nonostante i gravi capi d’imputazione, rimane intatta.

Due giorni prima, era stato rieletto trionfalmente alla guida del partito radicale serbo, la prima formazione politica del Parlamento serbo, che egli stesso aveva fondato nel 1990. Il suo discorso d’addio ha toni di sfida: “Sono fiero di andare a difendere gli interessi di oltre diecimila volontari del partito che hanno combattuto al fronte per una causa giusta”.

I volontari in questione sono i “seseljevci”, letteralmente gli uomini di Seselj, un gruppo paramilitare che ha come missione quella di difendere il nazionalismo serbo in Bosnia e in Croazia dopo lo scoppio della guerra. Persecuzioni, deportazioni, uccisioni, torture: tutti i metodi sono buoni per la causa finale, la purificazione etnica che deve eliminare la presenza dei bosniaci e dei croati e realizzare il progetto della grande Serbia.

Oratore carismatico, grande propagandista, Seselj è conosciuto per una violenza verbale senza precedenti. Un uomo che si dichiara non colpevole e rifiuta di riconoscere il Tpi, denunciando un ‘‘complotto’‘ occidentale contro i serbi.