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Pakistan, la nuova deriva autoritaria di Musharraf

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Pakistan, la nuova deriva autoritaria di Musharraf

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La stampa pachistana non usa eufemismi per raccontare quello che è accaduto negli ultimi giorni. Un secondo colpo di stato, né più né meno, con cui Pervez Musharraf spera di conservare il potere, col pretesto di salvare la democrazia.

Annunciando la sospensione delle garanzie costituzionali, sabato scorso, il presidente e capo delle forze armate parlava di transizione democratica come di un processo iniziato otto anni fa e di cui si diceva garante. Un concetto analogo a quello espresso nel ’99, quando, approfittando delle tensioni in Cachemire, effettuò il suo primo colpo di stato. Senza bisogno di sparare un solo colpo e trasmettendo ai militari la seguente consegna: “La nazione conta su di voi, affinché sappiate darle quello che ha a lungo desiderato e che le spetta di diritto: giustizia, prosperità e felicità”.

A Musharraf garante della democrazia ormai ci credono in pochi. Eppure, otto anni fa seppe entrare nelle grazie dell’amministrazione Bush, schierandosi a fianco degli Stati Uniti contro Al Qaeda. “Il Pakistan ha deciso di entrare a far parte della coalizione, di stare con gli Stati Uniti, di combattere il terrorismo”.

Ma dichiarando lo stato di emergenza, Musharraf ha finito per mettersi in rotta di collisione anche con Washington, come provano le parole di condanna del segretario di stato americano Condoleezza Rice, nel corso di una visita in Israele.

Il rischio di essere abbandonato dagli Stati Uniti e la certezza di una forte impopolarità in Pakistan potrebbero segnare il tramonto politico di Musharraf, ritengono alcuni analisti, che non gli perdonano l’ultimo colpo di mano. “La situazione è molto seria. Il generale Musharraf ha imposto lo stato di emergenza perché spinto dalla disperazione, ma così facendo ha scatenato una crisi da cui non sarà in grado di uscire e che provocherà la sua fine politica”.

Altra domanda che alimenta il dibattito è quale ruolo riuscirà a ritagliarsi l’ex primo ministro Benazir Bhutto. Dopo l’imposizione dello stato di emergenza, anche l’accordo politico che era riuscita a stringere con Musharraf è stato rimesso in discussione.