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Bettini: "Sul passaporto biologico ho i miei dubbi"

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Bettini: "Sul passaporto biologico ho i miei dubbi"

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A Stoccarda si è riconfermato campione del mondo di ciclismo su strada, nonostante gli organizzatori lo avessero giudicato persona non gradita. Paolo Bettini si confessa a Euronews. É scettico sul passaporto biologico, ha già individuato il suo erede, non è piú cosí sicuro di smettere nel 2008 e sulla morte di Marco Pantani non ha dubbi. I responsabili vanno cercati al di fuori dell’ambiente. Lo abbiamo incontrato a Montecarlo: ha risposto a tutte le domande, soprattutto alle molte sul doping.

EuroNews:
Ha annunciato il ritiro al termine della prossima stagione. Il fatto di aver vinto il Mondiale e di averlo vinto in quel modo puó farle cambiare idea?

Paolo Bettini:
Indubbiamente di fronte a grandi successi la voglia di continuare c‘è. Il prossimo è l’anno delle Olimpiadi, non pensavo di arrivarci con due titoli mondiali e comunque in questo momento vedo il 2008 come la fine. Sono in scadenza di contratto. La vedo come la fine di un periodo. Quando arriverà quel momento dovró prendere una decisione molto importante

EuroNews:
Neanche la rabbia di Stoccarda puó farle cambiare idea?

Paolo Bettini:
La rabbia di Stoccarda, la rabbia dei giorni prima del Mondiale, indubbiamente mi è servita per essere ancora piú determinato in gara, questo sí. É stata una bella esperienza. Ho capito quanto poco ci vuole per buttare al vento una carriera. Per fortuna mi sono fatto seguire da delle persone, mi sono fatto consigliare e ho potuto dimostrare in poche ore che tutto quello che stavano mettendo insieme non era niente.

EuroNews:
L’Agenzia Mondiale antidoping e l’Uci si sono trovati d’accordo sul passaporto biologico individuale per i ciclisti. É questa la soluzione per combattere il doping?

Paolo Bettini:
Ho i miei dubbi. Il passaporto biologico (UCI e WADA) ce l’hanno da anni. Dal 1997 i ciclisti hanno accettato di sottoporsi al controllo del sangue oltre che dell’urina nei test antidoping. Dal 1997 hanno un’infinità di dati su ogni atleta, dati biologici. Il prossimo anno selezioneranno alcuni parametri per stabilire una linea.

EuroNews:
Ti vedo scettico su questo punto

Paolo Bettini:
Ripeto. Dal 1997 hanno in mano un’infinità di dati. Io sono professionista dal 1997. Dal 1997 sono partiti i controlli incrociati sangue/urina. Piú biologico di questo.

EuroNews:
É appena uscito un libro scritto da un giornalista francese che in qualche modo avvalora l’ipotesi che Pantani sia stato ucciso. Tu che idea ti sei fatto?

Paolo Bettini:
Marco lo conoscevo da atleta, non troppo bene come persona. Credo che la vicenda, tutto quello che gli è successo, non sia tutto legato al mondo del ciclismo. Se ne sono sentite mille sul suo conto ma tutti dimenticano che non è mai stato trovato positivo. Ha fatto mille controlli e non ha mai avuto problemi con il doping. Ha avuto un altro tipo di problema che forse per il tipo di persona che lui era lo ha fatto allontanare dall’ambiente. Credo che si sia rifugiato in un mondo dove inizialmente si sentiva meglio e che invece lo ha portato alla fine.

EuroNews:
C‘è chi ritiene che per salvare il ciclismo, per fare davvero pulizia, bisogna chiudere tutto, fermare questo sport per 5/6 anni e poi ricominciare. É questa la strada?

Paolo Bettini:
Invece di anni, possono bastare pochi mesi ma di lavoro intenso. Negli ultimi anni per fare chiarezza viene tirata fuori ogni volta una regola nuova. In tanti anni non è mai cambiato il regolamento. Bisogna sfruttare i periodi di inattività, come l’inverno, quando non ci sono gare. In 2/3 mesi si puó riscrivere un regolamento nuovo, giusto. Chi ruba ci sarà sempre. C‘è nella vita di tutti i giorni. Fa parte dell’indole di ogni uomo. C‘è chi sa fare a meno e chi non puó stare senza rubare. Un minimo di problema ci sarà sempre.

EuroNews:
Tra una vittoria e l’altra, pedalando in mezzo al gruppo, ha visto il nuovo Bettini?

Paolo Bettini:
Ne ho voluto uno come compagno di squadra. Mi sembra di vedere il Bettini ragazzo, quando sono passato professionista, i primi anni. Con la differenza che questo sta già vincendo e sta già facendo capire che è un buon atleta: Giovanni Visconti, il campione italiano.

EuroNews:
Alla sua età eri piú o meno forte?

Paolo Bettini:
Lui ha 24 anni ed è già campione italiano. Io per vincere la prima gara di peso ho dovuto aspettare i 26.