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La Spagna fa i conti con Franco: una legge riabilita le vittime della dittatura

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La Spagna fa i conti con Franco: una legge riabilita le vittime della dittatura

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Due anni fa toccava alla statua equestre del generale Francisco Franco, rimossa da piazza San Juan de la Cruz, a Madrid. Nottetempo, per dare meno nell’occhio. Per la Spagna è stato come rompere un tabù. Altre città si sono affrettate a dare l’addio ai simboli della dittatura. E chi non si è ancora adeguato sarà presto obbligato a farlo.

L’articolo 15 della cosidetta “legge della memoria storica” dispone la rimozione di monumenti e targhe che esaltino il colpo di stato militare del 18 luglio 1936, la guerra civile che ne è seguita e gli anni della dittatura. Un’eccezione è prevista per i simboli franchisti contenuti nelle chiese, qualora vi siano ragioni artistiche o religiose.

Il sedicesimo articolo è tutto dedicato al mausoleo della Valle de los Caidos. Eretto nel ’42, sfruttando il lavoro dei prigionieri repubblicani, accoglie le spoglie di Franco e dell’ideologo José Antonio Primo de Rivera. Ogni anno, il 20 di novembre, è meta dei nostalgici della dittatura. Manifestazioni che d’ora in avanti saranno vietate, nel tentativo di depotenziare la carica politica dalla basilica.

La legge riconosce un aiuto economico alle famiglie che tentino di localizzare ed esumare i resti dei propri cari, sepolti nelle fosse comuni ai tempi della guerra civile. Un argomento di cui si è cominciato a parlare solo in tempi recenti. Vicente Moraira sta cercando da anni di ritrovare il luogo in cui è seppellita la madre, fucilata dai falangisti nel ’36: “Nel 2000 dissi a mio figlio che senza un aiuto avrei dovuto andare a scavare con le mie mani per recuperare i resti di mia madre”.

Per riabilitare la memoria degli esiliati repubblicani, ai loro figli e nipoti residenti all’estero sarà riconosciuto il diritto alla nazionalità spagnola. Quanto ai tribunali speciali franchisti, responsabili di 50.000 condanne a morte, saranno dichiarati illegittimi, ma le loro sentenze non saranno annullate, come vorrebbero invece i discendenti delle vittime.