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11 marzo 2004: un inferno gravato nella memoria di superstiti, parenti e soccorritori

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11 marzo 2004: un inferno gravato nella memoria di superstiti, parenti e soccorritori

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Un inferno che resterà impresso nella memoria dei madrileni. La prima esplosione si verifico’ alle 7.37. Altre nove seguirono a brevissima distanza. Quattro i treni coinvolti, pieni zeppi di pendolari, studenti e lavoratori, spagnoli e stranieri che si recavano nella capitale per cominciare una giornata che avrebbe potuto essere simile a tante altre.

Tra le lamiere e lungo i binari delle stazioni di Atocha, Sant Eugenia e El Pozo morirono 191 persone. I feriti furono oltre 1800.
Sono passati piu di tre anni da allora ma il ricordo di quiei terribili momenti è ancora vivo nei ricordi di chi si trovo sui luoghi della strage o dovette recarvisi come uno dei soccorritori che racconta: “Era difficile percorrere i binari. Io dovetti farlo perchè avevamo bisogno di capire la situazione, di valutare l’estensione del disastro. La gente ti chiedeva aiuto con gli occhi, era terribile, stavano sdraiati e spesso era solo con gli occhi lo sguardo che riuscivano a comunicare”

Tra le vittime, lo si è ricordato tante volte, ci furono anche molti lavoratori immigrati, gente che abitava nei sobborghi e nelle periferie e che si alzava presto per venire a lavorare in città. Tante storie che si intrecciano. Tanta commozione. Angelez Pedraza l’11 marzo 2004 perse sua figlia di 25 anni: “Si era sposata due anni prima -spiega – proprio in quei giorni assieme a suo marito avevano comprato casa e si preparavano a festeggiare l’evento con una breve vacanza a Londra”

Il processo agli autori e presunti autori del piu grave attacco terroristico mai subito dalla Spagna vale come risarcimento, seppur parziale, per tutti coloro che allora perdettero parenti e amici uccisi da una violenza cieca.