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La dolorosa eredità delle purghe staliniane

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La dolorosa eredità delle purghe staliniane

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Stalin succede a Lenin nel 1924, ma è solo nel corso dei dieci anni successivi che l’uomo forte di Mosca accentua il carattere personalistico della gestione del potere. Arrivando a liquidare i protagonisti della rivoluzione bolscevica del ’17, per sostituirli con una nuova generazione di quadri che, dovendogli tutto, non gli si potrà opporre.

Nel 1936, i processi contro Kamenev, Zinoviev e altri membri del partito inaugurano il periodo delle cosidette purghe staliniane. L’accusa è sempre di tradimento e le prove, fabbricate ad arte, portano alla condanna a morte o più raramente all’esilio. 725mila persone vengono fucilate. Tutti dirigenti del partito comunista all’epoca di Lenin, considerati una minaccia reale o immaginaria.

La direttiva “prikatz 00447”, applicata a partire dal 5 agosto del ’37, impone alla polizia segreta una quota minima di fucilazioni e di deportazioni nei gulag. La repressione raggiunge il culmine tra il ’36 e il ’38 e non risparmia nessuno. Impossibile stabilire il numero delle vittime, che tuttavia supererebbe il milione.

Oggi sono i figli e i nipoti a presentare la domanda di riabilitazione. Ma per avere successo bisogna essere in grado di provare l’innocenza del condannato e spesso non è facile. “Per prima cosa dobbiamo verificare negli archivi per capire se l’accusa è di essersi rivoltati contro l’esercito o aver complottato contro il partito o aver derubato dei civili. In quest’ultimo caso diventa più difficile”.

Il padre di Vladimir Malahovski è stato inviato nel gulag dopo essere stato liberato dai campi di concentramento nazisti da parte dell’Armata Rossa. “Ricordo ancora le facce di quelli che mi dicevano “sei un cane, sei il figlio di un nemico del popolo”. Perché allora era così che si veniva chiamati quando si era figli di un prigioniero di guerra”.

E’ stato Nikita Krushov, nel ’56, il primo a denunciare le purghe staliniane, riconoscendo che diversi innocenti vennero mandati a morte. L’ultimo gulag venne chiuso alcuni anni dopo la morte di Stalin.