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L'ombra del traffico di minori sui 17 europei arrestati in Chad

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L'ombra del traffico di minori sui 17 europei arrestati in Chad

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Volevano salvare degli orfani dalla guerra in Darfur o rapirli per farli adottare all’estero? Che intenzioni avevano i diciassette cittadini europei arrestati in Ciad? L’inchiesta è attualmente in corso. Ma dalle testimonianze dei bambini sembra che molti abbiano una famiglia e che siano stati attirati con l’inganno. “Mi si è accostata una macchina, ne sono scesi due bianchi e un nero. L’autista mi ha detto, vieni con noi, di dò dei soldi, dei biscotti e ti porto a casa”.

Trecento famiglie belghe e francesi avrebbero versato tra i 2800 e i 6000 euro per accogliere quei bambini. Anche se per la legge del Sudan, non sono adottabili, come spiega l’Associazione francese per le adozioni. “I paesi musulmani non riconoscono l’adozione e quindi la Francia non può accogliere bambini in provenienza da questi paesi”.

Né la Francia né altri paesi. E si tratta di uno dei tanti problemi delle adozioni internazionali. Le richieste devono conformarsi sia alle leggi degli stati di accoglienza sia a quelle degli stati da cui provengono i minori. Il solo denominatore comune è la convenzione dell’Aia sulle adozioni internazionali del 1993.

La carta mostra gli stati che l’hanno ratificata. In arancione quelli di destinazione, in giallo quelli di provenienza. Su ogni altra regola vale l’obbligo di appurare se esistano parenti che si possano prendere cura del bambino rimasto orfano. La convenzione è stata sottoscritta anche da paesi in cui le adozioni internazionali sono previste solo in via eccezionale, come la Romania. Dal 2001 il governo di Bucarest ha voluto limitare al massimo le adozioni da parte di paesi stranieri. La priorità è perciò accordata alle famiglie romene, per evitare che il minore sia sradicato dal suo paese. “Potrebbe esserci uno zio, una zia, un nonno o un qualche parente adulto che possa accogliere il bambino. Perchè il bambino diventi adottabile, lo stato di abbandono deve essere certificato giuridicamente”.

Le famiglie che presentano richiesta di adozione conoscono le procedure. Ma con l’aumentare delle domande, la tentazione di imboccare una scorciatoia illegale si fa più forte.