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Amos Oz: Basta con il paternalismo europeo nel conflitto israelo-palestinese

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Amos Oz: Basta con il paternalismo europeo nel conflitto israelo-palestinese

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“Se dovessi dire in una sola parola di cosa scrivo, direi: le famiglie. Se dovessi dirlo con due parole, direi: le famiglie infelici. Se dovessi farlo con tre, direi: leggete i miei libri!”. Così Amoz Oz parla del suo lavoro di scrittore, uno scrittore israeliano tradotto in trentacinque lingue e intellettuale tra i più ascoltati del suo paese. L’ultimo riconoscimento internazionale, il premio Principe delle Asturie per le Lettere.

Autore di una ventina di romanzi sullo sfondo della storia tragica di Israele, Oz è noto anche per il suo impegno politico come co-fondatore del movimento Peace Now, favorevole alla soluzione “due popoli-due stati” . Della tormentata identità del suo paese, abbiamo parlato con lo scrittore nella sua casa di Aràd, nel deserto del Negev.

Amos Oz: “Israele è un sogno realizzato, un sogno diventato realtà: per questo è deludente. I sogni restano rosa, meravigliosi e perfetti fino a quando non li realizzi: se li realizzi, ti deludono un po’”.

Euronews: Per i media – lei ha detto – Israele è un brutto film western… Perché?

Amos Oz: “I media danno un’immagine del conflitto israelo-palestinese in bianco e nero.:.A volte gli Israeliani sono i buoni e i Palestinesi sono i cattivi, a volte sono gli Israeliani a essere cattivi e i Palestinesi buoni. Ma non si tratta di una questione di buoni o cattivi: si tratta di un conflitto tragico tra due cause giuste I Palestinesi sono in Palestina perché non hanno un’altra terra, gli Israeliani sono in Israele perché non hanno un’altra terra. L’unica soluzione è quella di dividere questa terra in due stati. Non ci sono alternative.”

Euronews: Recentemente la scoperta di gruppi neo-nazi, formati da giovani di orgine russa, ha infiammato il dibattito sul diritto alla cittadinanza israeliana. Per Israele è arrivato il momento di fare un po’ più attenzione a quello che succede in casa?

Amos Oz: “Il fatto che gruppuscoli di giovani dipingano svastiche sui muri sinceramente non mi preoccupa. Questi sono fenomeni comuni, esistono in tutte le società e non credo sia il caso di dar loro piu’ importanza del necessario”.

Euronews: Fino a qualche anno fa, non fare il servizio militare in Israele era considerato una vergogna. Oggi sembra una richiesta legittima. Perché?

Amos Oz: “E’ un sintomo della normalizzazione in corso nella ormai lunga vita dello stato di Israele…certi non vogliono fare il soldato”.

Euronews: Vuole dire che è umano non voler fare il soldato? Niente a che vedere con la situazione politica o la guerra in Libano?

Amos Oz: “E’ tipico della natura umana non voler fare in soldato, dappertutto e non solo qui. Israele da questo punto di vista è stato sempre un paese speciale, perché la sua stessa esistenza è stata sempre minacciata. Penso che questa minaccia esista ancora ma non sono sorpreso dal fatto che qualche giovane Israeliano semplicemente non voglia fare il soldato”.

Euronews: Da poco – secondo una dichiarazione ufficiale – Israele vive alla frontiera con un’entità nemica, Gaza, controllata da Hamas. La situazione è veramente cambiata o è solo il modo di descriverla che è cambiato?

Amos Oz: “Credo che Hamas sia soprattutto un disastro per i Palestinesi. E’ un regime fondamentalista che opprime gli abitanti Gaza, paragonabile a quello dei Taleban in Afghanistan. E’ qualcosa di terribile essenzialmente per i Palestinesi.”

Euronews: Sul fronte nord, c‘è la Siria. E’ realistico pensare che prima o poi si giunga a un accordo?

Amos Oz: “Sono fiducioso perché la Siria è un paese pragmatico. Penso che con Israele sarà possibile, un giorno, arrivare a una soluzione realistica perché quello di Damasco è un regime laico e pragmatico. Non dico che questo regime mi piaccia, ma almeno non è un regime fanatico.”

Euronews: Se il presidente iraniano Ahnadinejad fosse qui, adesso, di fronte a lei, cosa gli direbbe?

Amos Oz: “Fuori da qui! Quest’uomo parla e minaccia Israele come un nazista, io non voglio il diavolo a casa mia”.

Euronews: Israele è un paese pronto a far la guerra, ma è pronto a far la pace?

Amos Oz: “Penso che Israele sia affamato di pace, la maggior parte degli Israeliani sono stanchi e esausti per la guerra. Lo stesso vale per i Palestinesi. Le diro’ di piu’: a volte la fatica è la migliore soluzione per una crisi, non soltanto tra stati o comunità, ma anche all’interno della famiglia”.

Euronews: L’Europa dovrebbe smetterla con il suo atteggiamento moralista e paternalistico, è una sua dichiarazione. L’Europa pero’ è anche uno dei principali partner economici d’Israele. Possiamo chiamarlo un rapporto famigliare complicato?

Amos Oz: “Il rapporto tra il popolo ebraico e l’Europa sarà sempre complicato. Non dimentichiamo che gli Ebrei sono stati vittime dell’Europa per secoli. Non dimentichiamo che la creazione dello stato di Israele è in parte anche il risultato della vittimizzazione degli Ebrei da parte dell’Europa. Ma non dimentichiamoci neppure che anche gli Arabi sono stati vittime dell’Europa. Il conflitto tra Ebrei e Arabi è un conflitto tra due ex-vittime dell’Europa ed è per questo che l’Europa ha la responsabilità di aiutare entrambi, non di fare la morale o pontificare, ma di aiutarli sinceramente… Nei conflitti internazionali gli Europei hanno una certa tendenza a protestare vigorosamente contro i cattivi, a firmare in maniera entusiastica petizioni a favore dei buoni, e poi di andarsene a dormire molto soddifatti di loro stessi”.

Impossibile sapere come sarà il suo prossimo libro: Amos Oz preferisce non parlarne perché, dice, la “radiografia” può danneggiare il bambino. Ma non si sottrae alle domande più personali.

Euronews: Da bambino il suo sogno era quello di diventare un libro, non uno scrittore, ma un libro. Quale?

Amos Oz: “E’ difficile rispondere, è come se mi chiedessero quale dei miei figli preferisco. Ma a pensarci bene sarei contento di essere una raccolta di racconti di Chekhov, che è il mio idolo e da molti punti di vista il mio mèntore letterario”.

Euronews: A un certo punto della sua vita, lei ha abbandonato il suo cognome e ha scelto di chiamarsi Oz, che significa forza. Se dovesse rifare questa scelta oggi, sarebbe differente?

Amos Oz: “Credo di si’. Quando avevo quattordici anni, mi sono ribellato contro mio padre e ho deciso di diventare tutto quello che lui non era, il suo opposto. Mio padre era un intellettuale, io decisi di fare il contadino. Lui era uno studioso, io mi misi a guidare trattori. Lui era basso e io decisi di diventare altissimo… beh, veramente non è che abbia proprio funzionato! E decisi anche di chiamarmi Oz, che in ebraico significa forza e coraggio, perché di questo avevo bisogno quando avevo quattordici anni… Adesso che ho molta più fiducia in me stesso, non avrei bisogno di mettere la forza e il coraggio nel mio nome”.