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Bagdad vieta al Pkk di operare in territorio iracheno

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Bagdad vieta al Pkk di operare in territorio iracheno

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Nella speranza di evitare l’attacco da parte delle truppe turche già schierate al confine, il governo iracheno ha deciso di chiudere gli uffici del Pkk e di vietargli ogni attività sul territorio nazionale. Ma il gruppo combattente curdo, finora tollerato in Iraq, ieri è tornato a provocare la Turchia mostrando in video otto soldati di Ankara catturati domenica in un’imboscata.

Pochi credono che aldilà degli annunci le autorità di Bagdad possano realmente fare qualcosa per controllare il Kurdistan iracheno. Nella regione, sotto il controllo di un’amministrazione autonoma, l’esercito iracheno non è nemmeno presente. Così il premier turco Recep Tayyp Erdogan, in visita a Londra, ha ribadito che il suo Paese, pur non abbandonando i tentavivi diplomatici, potrebbe agire in qualsiasi momento con operazioni mirate contro le basi dei combattenti curdi.

“Qualsiasi azione militare – ha però garantito Erdogan – avrà come unico obiettivo il Pkk perché noi siamo sempre al fianco degli iracheni, che hanno avuto momenti difficili, continueremo a sostenerli. Non abbiamo intenzione di pregiudicare l’integrità territoriale dell’Iraq”.

Il premier deve anche fare i conti con un sentimento interventista sempre più diffuso. Ieri decine di migliaia di turchi in collera hanno partecipato ai funerali delle ultime vittime degli attacchi curdi – 12 soldati uccisi domenica nello stesso agguato dove gli altri 8 commilitoni sarebbero stati fatti prigionieri.