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Turchia: mano ferma di Erdogan contro Pkk, ma diplomazia al lavoro

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Turchia: mano ferma di Erdogan contro Pkk, ma diplomazia al lavoro

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Il premier turco Recep Tayyp Erdogan non fa marcia indietro con i ribelli curdi del Pkk, ma non abbandona la diplomazia. A Londra per un incontro con il premier britannico Gordon Brown, Erdogan respinge l’offerta di cessate il fuoco condizionato dei ribelli, dice che la Turchia può agire in qualsiasi momento, ma rassicura gli iracheni: “Qualsiasi azione avrà come unico obiettivo il Pkk – dice – perché noi siamo sempre al fianco degli iracheni, che hanno avuto momenti difficili. Continueremo a sostenerli. Non abbiamo intenzione di pregiudicare l’integrità territoriale dell’Iraq”.

Il premier britannico Gordon Brown ha condannato le azioni del Pkk dicendo: “Crediamo che un’azione all’interno dell’Iraq con il governo iracheno, il lavoro con i nostri alleati – inclusi gli Stati Uniti, sia l’unico modo per risolvere il problema. Siamo consapevoli che è necessario agire per evitare che gruppi di ribelli si muovano dall’Iraq dentro la Turchia e minaccino la vita dei cittadini turchi”.

Sono centomila i soldati turchi schierati da Ankara al confine con l’Iraq. Da Baghdad, il ministro degli Esteri turco Ali Babacan e l’omologo iracheno Hoshyar Zebari fanno sapere che i due Paesi lavoreranno insieme per risolvere la minaccia. Ankara ha bloccato la copertura mediatica delle azioni dei ribelli. In primo luogo l’agguato dello scorso fine settimana, dove dodici militari turchi sono stati uccisi, sedici feriti e otto mancano all’appello. I funerali delle vittime si sono svolti vicino ad Ankara tra la collera di migliaia di persone.