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La Turchia pronta a entrare in Iraq, gli Stati Uniti chiedono di aspettare ancora

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La Turchia pronta a entrare in Iraq, gli Stati Uniti chiedono di aspettare ancora

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La Turchia si dice pronta a pagare qualsiasi prezzo per la lotta al terrorismo dopo l’offensiva dei ribelli curdi contro il suo esercito. Ma un intervento in Iraq dove Ankara ritiene siano rifugiati 3000 separatisti del Pkk non sembra immediato, sebbene sia pianificato.

In un’imboscata dei ribelli almeno sedici militari sono rimasti uccisi. Alcuni civili sono stati travolti dall’esplosione di una bomba al passaggio di un corteo nuziale. L’offensiva è avvenuta nella provincia orientale di Hakkari, al confine con l’Iraq.

Nei giorni scorsi il Parlamento aveva autorizzato un’incursione militare nel Paese vicino per distruggere le basi della guerriglia. La Turchia aspetti ancora prima di decidere, è stata la reazione del segretario di Stato americano Condoleezza Rice, ha riferito il premier turco alla fine di una riunione di emergenza con lo stato maggiore dell’esercito.

Il presidente iracheno, il curdo Jalal Talabani, ha chiesto di nuovo ai guerriglieri curdi del Pkk di disarmarsi. “Abbiamo esortato il Pkk a porre fine alla lotta e a trasformare l’organizzazione militare in una civile e politica”, ha detto “ma se insistono devono lasciare il Kurdistan iracheno e non causarci problemi, e tornarsene nei loro Paesi a fare quello che vogliono”

In un incontro in Iraq Talabani e Barzani, leader del Kurdistan iracheno, si sono impegnati a utilizzare i loro contatti con il Pkk per risolvere la questione pacificamente. Intanto a Istanbul migliaia di persone hanno protestato contro gli attacchi della guerriglia.