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L'UDC, il successo di un discorso populista

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L'UDC, il successo di un discorso populista

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Manifesti come questo hanno caratterizzato la campagna elettorale svizzera: l’Unione Democratica di Centro ha gettato un sasso nello stagno politico elvetico. Anche se il presidente del partito Uli Maurer rifiuta l’etichetta razzista affibiata ai manifesti. “Le pecore nere sono quelle persone o quei fattori che ci disturbano. E che tutti vogliono eliminare. Non c’entrano con i neri o con i bianchi, nel senso del razzismo”.

L’immigrazione è uno dei temi forti del partito che chiede condizioni più restrittive per la concessione dell’asilo politico, una lotta più efficace contro l’immigrazione irregolare, e una limitazione degli aiuti alle famiglie d’immigrati. Delle posizioni che hanno portato al leader dell’ala destra del partito, Cristoph Blocher, forti consensi ma anche forti contestazioni, in Svizzera e all’estero. È soprattutto nei paesi francofoni che Blocher viene comparato a Le Pen o Haider.

L’altro messaggio forte dell’UDC è la difesa della sovranità svizzera: il primo grande successo del partito fu nel 2001 proprio col “NO” al referendum sull’ingresso nell’Unione Europea. Sono le posizioni di Blocher e del gruppo di Zurigo che sono a poco a poco diventate centrali in un una formazione politica che si è caratterizzata come moderatamente conservatrice.

Nel 2003 l’UDC ha rotto la formula magica pretendendo un secondo seggio al consiglio federale a scapito dei popolari democratici. È stato lo stesso Blocher a guadagnarsi l’incarico governativo. Un exploit che ha tutti i numeri per ripetere oggi.