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Francia, è scontro tra le parti sociali sulla riforma dei regimi speciali

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Francia, è scontro tra le parti sociali sulla riforma dei regimi speciali

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Francia, terra di paradossi. L’estate scorsa, un sondaggio indicava che la maggioranza della popolazione attiva sarebbe disposta a lavorare oltre i 65 anni. Eppure, oggi il paese è paralizzato da uno sciopero nazionale contro la riforma dei regimi pensionistici speciali che prevede, tra l’altro, l’allungamento dell’età lavorativa.

“Si vive più a lungo e quindi bisogna lavorare più a lungo”, spiegava il presidente Sarkozy un mese fa: “Non ci possono essere francesi di prima e di seconda classe, quelli che devono mettere insieme 40 anni di contributi e quelli a cui ne bastano 37 e mezzo”.

Le categorie professionali a cui si applicano i regimi speciali sono 128. Oggi ne beneficiano poco più di un milione di pensionati, e un giorno 500mila lavoratori. In tutto, il 6,4% delle pensioni versate in Francia.

Nel 2006, i regimi speciali sono costati allo stato 5 miliardi di euro. L’obiettivo della riforma è alzare l’età contributiva a 40 anni, equiparandola a quella della altre categorie. Per una forma di compensazione, la pensione verrebbe calcolata sugli stipendi percepiti negli ultimi 6 mesi di attività.

Alcuni regimi speciali datano del 19esimo secolo, ma la maggior parte sono stati introdotti dopo la seconda guerra mondiale, per ricompensare chi effettua lavori usuranti, ad alto rischio, o vitali per lo sviluppo del paese. Nel dopoguerra, era il caso dei ferrovieri. Ma con gli anni la SNCF ha accumulato un deficit di 3 miliardi di euro. L’azienda si prende carico dell’assicurazione malattia di 360mila impiegati e delle loro famiglie.

Non fanno lavori usuranti ma beneficiano dei regimi speciali anche notai e sacerdoti. E, dai tempi del Re Sole, anche il corpo di ballo dell’Operà di Parigi. I ballerini sono invitati a ritiarsi a 40 anni.

La lista comprende anche i parlamentari. I deputati possono andare in pensione a partire dai 55 anni, i senatori dai 56. E ogni anno di lavoro conta doppio ai fini contributivi. Qualcuno ammette che sono privilegi ingiustificati. Tutti gli altri dovranno invece votare la riforma a denti stretti.