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Quattro Paesi daranno battaglia al vertice europeo di Lisbona

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Quattro Paesi daranno battaglia al vertice europeo di Lisbona

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Dalla Polonia all’Italia, dall’Austria alla Gran Bretagna, l’ottimismo di Barroso sull’accordo a Lisbona ha quattro principali ostacoli.
Varsavia si oppone al nuovo sistema di voto e chiede l’introduzione del compromesso di Ioannina, in modo da assicurare la possibilità agli Stati messi in minoranza di congelare temporaneamente una decisione.

“Rimane da sapere – dice Bruno Reis, dell’Istituto di studi strategici internazionali di Lisbona – se la Polonia, che ha un importante movimento nazionalista e vuole apparire come il difensore dei suoi interessi nazionali soprattutto adesso che sta per avere le elezioni, considera questi punti come dettagli. Oppure se, di fronte a un no, deciderà di bloccare la firma del trattato”.

Roma è infastidita dalla riduzione dei seggi al Parlamento europeo: con la risoluzione dell’Europarlamento, l’Italia perde infatti la parità storica con Francia e Gran Bretagna.
Barroso si dice convinto che Romano Prodi non bloccherà per questo il Trattato. Il presidente del Consiglio italiano è nettamente contrario, ma ha detto anche che non si tratta di un veto.

Sono gli studenti stranieri nelle università a suscitare i dubbi di Vienna, che vorrebbe poter mantenere le quote per limitare gli afflussi nonostante il parere contrario della Corte Europea di Giustizia.

Infine Londra ha dichiarato che non accetterà un trattato europeo che non mantenga le cosiddette “linee rosse”, cioè deroghe in materia di giustizia e sicurezza sociale. Ma potrebbe porre più avanti problemi nella fase di ratifica: “Per il Regno Unito – sostiene l’esperto portoghese – non ci dovrebbero essere problemi nei negoziati, ma sulla questione della ratifica”.

Il premier britannico Gordon Brown è contrario al referendum, ma potrebbe essere costretto ad accettarlo sotto le pressioni degli euroscettici.