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La sinistra italiana si affida a Veltroni per un futuro riformista

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La sinistra italiana si affida a Veltroni per un futuro riformista

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Tutti alla corte di re Walter. Dopo vent’anni passati a incarnare le varie mutazioni della sinistra italiana, Veltroni ha ora ricevuto l’incarico di traghettarla verso un grande partito riformista all’americana.

Dalla sua, una popolarità da far invidia. Eletto sindaco di Roma nel 2001 col 53% dei consensi, viene riconfermato 5 anni dopo col 61 per cento. Ma al richiamo della politica aveva risposto molto tempo prima. Negli anni ’70 è già nella federazione giovanile del partito comunista, per diventare deputato nell’87.

Favorevole alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto e alla trasformazione del partito comunista in Partito Democratico della Sinistra, nel 1996 è chiamato da Romano Prodi a condividere la leadership dell’Ulivo. Dopo la vittoria del Centrosinistra, diviene vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali e ambientali.

Nel ’98, dopo la caduta del governo Prodi, è eletto Segretario nazionale dei Democratici di Sinistra e tre anni dopo è primo cittadino della capitale. Con i suoi pregi e i suoi difetti, il veltronismo diventa una corrente della sinistra, fatta di impegno sociale e dialogo con le varie categorie professionali.

A giugno, espone la sua agenda riformista per guidare il partito democratico. “Voglio dirlo chiaramente, è la precarietà, soprattutto la precarietà dei giovani e delle ragazze nel nostro paese, quella che noi dobbiamo combattere. La nostra battaglia, come diceva Olfo Palme con un’espressione che mi piace ricordare, la nostra battaglia non è contro la ricchezza, ma contro la povertà. Teniamolo sempre presente”.

Forte del successo alle primarie, per Veltroni si tratta ora di non deludere le aspettative.