ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Nel 1957 il lancio dello Sputnik, ma Mosca non capì il trionfo

Lettura in corso:

Nel 1957 il lancio dello Sputnik, ma Mosca non capì il trionfo

Dimensioni di testo Aa Aa

Il 4 ottobre 1957, da un villaggio sperduto delle steppe kazakhe, una sfera di metallo lucido da 83 chili viene lanciata nello spazio. Sono le 2,28 del mattino, la fase conclusiva di una corsa contro il tempo.

Gli americani avevano già tentato un lancio, ma senza successo. E i sovietici volevano dimostrare di saper fare di meglio. In due mesi e mezzo avevano creato lo sputnik, che in russo vuol dire satellite.

E di un satellite si tratta: con due stazioni radio, antenne e un sistema di alimentazione. Un giocattolo all’apparenza, ricorda uno dei suoi creatori, l’accademico Boris Certok. “Fra di noi lo chiamavamo pallina, quando ci stavamo preparando per il lancio non ci saremmo mai aspettati che avrebbe avuto un impatto tanto grande. Era un oggetto semplice, ma cambiò un’epoca”.

Nel ’57 Certok è assistente di Serguei Koroliov, padre del programma spaziale di Mosca. Ricorda bene quelle giornate convulse. Nello sforzo di anticipare gli americani, il lancio venne effettuato due giorni prima del previsto. I sovietici avveano cercato in Germania la tecnologia per i missili balistici. Ma gli americani li avevano preceduti, appropriandosi dei programmi sviluppati dai nazisti. Mosca recupera la distanza nel ’54, con il razzo R7, che porterà lo Sputnik nello spazio.

Gli Stati Uniti avevano perso la prima battaglia. Ci misero 12 anni per prendersi la rivincita, e lo fecero con gli interessi, mandando il primo uomo a passeggio sulla luna.