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Penisola coreana, il percorso verso la distensione

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Penisola coreana, il percorso verso la distensione

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Il 17 maggio scorso un treno nordcoreano varca per la prima volta in quasi sessant’anni la zona demilitarizzata che separa le due coree per fermarsi alla stazione di Jejin, nella Corea del Sud. L’evento accende le speranze che i collegamenti ferroviari, interrotti dopo la guerra, nel 1951, possano un giorno essere ripristinati.

Mai una stretta di mano tra due macchinisti ha avuto una carica simbolica tanto forte. E’ dal 1945 che la penisola coreana è divisa lungo il trentottesimo parallelo, uno degli ultimi muri lasciato in eredità dalla guerra fredda.

Il ghiaccio si è rotto nel giugno del 2000, con il primo, storico incontro a Pyongyang tra il leader nordcoreano Kim Jong-il e l’allora presidente sudcoreano Kim Dae Jung. I dirigenti di due paesi che non hanno mai firmato un trattato di pace tornano finalmente a parlarsi. Per centinaia di migliaia di famiglie, separate dalla guerra, la distensione tra Nord e Sud significa innanzitutto la possibilità di ritrovarsi, grazie a una serie di incontri autorizzati dai due governi. A Seul, l’iniziativa viene accolta con entusiasmo, anche se non tutti riescono ad approfittarne.

L’apertura riguarda anche il settore turistico, permettendo ai sudcoreani di visitare alcune zone di interesse paesaggistico nel Nord. E’ il caso della montagna Kumgangsan, divenuta accessibile a partire dal 2003, con l’avvio di visite guidate.

Eppure, tra Nord e Sud molti argomenti restano tabù. Come quello dei diritti umani, che Pyongyang non si sente tenuta a rispettare e su cui non accetta critiche da parte di nessuno. Non a caso, il tema viene ignorato in occasione degli incontri tra i leader dei due paesi. Non fa eccezione il dossier sul nucleare nordcoreano. Seul preferisce non interferire, lasciando che la questione sia affrontata durante i cosidetti “negoziati a sei”, a cui partecipano anche Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone.