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Gambari lascia il Myanmar, l'Onu condanna la "violenta repressione" delle proteste

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Gambari lascia il Myanmar, l'Onu condanna la "violenta repressione" delle proteste

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L’inviato dell’Onu Ibrahim Gambari ha lasciato il Myanmar, l’ex Birmania. Un Paese in cui il silenzio è stato imposto con la forza dopo le proteste contro il regime.

Gambari ha incontrato nella nuova capitale
Naypyidaw il capo della giunta militare Than Shwe mentre le strade presidiate dai soldati si sono svuotate. Il diplomatico nigeriano è poi tornato a Yangoon per un colloquio con Aung San Suu Kyi, l’oppositrice premio Nobel per la Pace con cui si era intrattenuto domenica. Yangon è stata teatro delle manifestazioni della scorsa settimana, guidate dai monaci buddisti, represse duramente.

Tredici i morti secondo il regime, il bilancio è molto più alto secondo fonti diplomatiche occidentali. In una riunione straordinaria a Ginevra, il Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu ha condannato la “violenta repressione” in Myanmar, adottando una risoluzione dell’Unione Europea.
Secondo l’Alto Commissario Louise Arbour il regime deve rispondere delle sue azioni e deve fornire informazioni sulle uccisioni e sulle condizioni di coloro che sono stati arrestati. Il Consiglio ha affidato al suo relatore speciale Paulo Sergio Pinheiro un’inchiesta sulla situazione nel Paese.