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Ue: in Birmania sanzioni e diplomazia

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Ue: in Birmania sanzioni e diplomazia

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L’Unione europea ha già messo in cantiere nuove sanzioni contro la giunta birmana, uno dei pochi strumenti di cui dispone per condannare il tentativo del regime di reprimere l’opposizione.

Ma le sole sanzioni non bastano, in molti sono convinti che sia necessario un importante lavoro diplomatico con i paesi dell’intera area geografica.
A cominciare dalla Cina e dall’India.

Come sottoolinea Edward Mcmillan-Scott, del gruppo popolare europeo:

“Il parlamento europeo tiene un dibattito sulla situazione nell’ex Birmania, tutti i leader europei chiedono a Rangoon di fermare la repressione. Ma solamente la Cina può fare veramente qualcosa “.

Non è da Pechino che arriverà l’invito a rispettare i diritti dell’uomo. Per smuovere le acque in cui stagnano questi regimi, Marco Cappato del gruppo Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa promuove una politica propositiva.

Il parlamento appoggia l’opposizione non violenta in Myanmar da anni.

Nel 1990 assegnò a Aung San Suu Kyi il premio Sakarov per la sua battaglia contro l’ingiustizia e l’oppressione.

Agli arresti domiciliari dal 1989, il futuro premio Nobel per la Pace non poté partecipare alla cerimonia, il premio fu ritirato dal figlio.