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L'euro corre, le esportazioni frenano


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L'euro corre, le esportazioni frenano

La corsa al rialzo della moneta unica, che oggi ha stabilito un nuovo record a 1,4130 dollari, rischia di mettere in crisi le esportazioni europee. Le aziende della zona euro faticano a mantenere le proprie quote di mercato e temono di dover rivedere al ribasso i propri fatturati. A pagare le conseguenze della debolezza del dollaro sono in particolare le aziende che esportano negli Stati Uniti: dalle prestigiose firme di moda, alle società che operano nei settori del lusso, delle auto e dell’alimentazione.

I due partner commerciali principali delle aziende di Eurolandia sono il Regno Unito e Gli Stati Uniti. Da gennaio a luglio di quest’anno verso la Gran Bretagna sono stati esportati prodotti per un totale di 112,8 miliardi di euro. Verso gli Stati Uniti per un totale di 97 miliardi di euro. Gli altri mercati di riferimento, Svizzera, Polonia, Russia e Cina, sono nettamente al di sotto di queste cifre.

É evidente che per mantenere le stesse quote di esportazione e per compensare i continui balzi in avanti dell’euro, le società europee siano costrette a ridurre il prezzo dei propri prodotti.

Soffrono le esportazioni, non sta meglio il turismo. L’Europa rischia di essere una meta troppo cara per chi è pagato in dollari. Non ha dubbi questo turista americano in vacanza in Germania.

“Sí, ho trovato tutto molto caro. Le bevande e il cibo, in particolare, sono alle stelle. Mangiare e bere costa un sacco di soldi rispetto agli Stati Uniti”.

Protestano le aziende che esportano, si lamentano gli operatori turistici. Ma la Banca centrale europea non sembra avere intenzione di modificare la propria strategia per porre un freno ai continui record dell’euro.

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