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Fiamminghi e valloni insieme in piazza a Bruxelles per dire no ad ogni ipotesi di separazione

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Fiamminghi e valloni insieme in piazza a Bruxelles per dire no ad ogni ipotesi di separazione

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“Il Belgio non scomparirà”. Il ministro degli Esteri di Bruxelles lo ha detto per rassicurare gli animi durante la crisi che il Paese attraversa. Ma oltre un migliaio di persone, riunite nella capitale, lo hanno scandito a piena voce a mo’ d’appello e contro ogni ipotesi di separazione della comunità fiamminga da quella vallone. Tema che, dopo tre mesi senza un governo e con la situazione che non si sblocca, non è più un tabù.

“Ci sono tanti fiamminghi attaccati al Belgio, ma sono semplicemente più discerti, non lo sbandierano sempre” dice un fiammingo. “Ora in Belgio c‘è una crisi o una pseudo-crisi politica” dice un vallone “organizzata da qualche sconsiderato, nè più nè meno. Gente che vuole il potere per sè. Rischiano di fare un disastro. Noi siamo qui per dirgli, giù le mani dal nostro Belgio”.

Ogni anno in settembre un centinaio di persone si radunano a Bruxelles per festeggiare l’anniversario della rivoluzione che ha portato il Paese all’indipendenza. L’incapacità dei partiti della comunità francofona da un lato e di quella fiamminga dall’altro di trovare l’accordo per un nuovo governo dopo le elezioni del 10 giugno, ha acuito le frizioni fra le Fiandre e il Sud vallone. Gli oltre mille manifestanti di quest’anno vengono letti come un segnale politico.