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Cambogia attende altre condanne per i crimini Khmer Rossi

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Cambogia attende altre condanne per i crimini Khmer Rossi

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Quasi due milioni di persone, un quarto della popolazione cambogiana, persero la vita tra il 1975 e il 1979 sotto il regime maoista dei Khmer Rossi. Molti morirono di fame, altri per il troppo lavoro, altri ancora furono giustiziati. Dopo anni di difficoltà, nel luglio del 2006 si insediano a Phonm Penn i giudici del Tribunale del genocidio, incaricato dall’Onu di occuparsi dei più gravi crimini commessi dal regime.

I primi frutti arrivano con l’accusa formale per crimini contro l’umanità di Kang Kek Ieu. Era noto come Duch e considerato il responsabile della famigerata “S21”, la prigione dove si stima che più di 17.000 cambogiani furono incarcerati, torturati, uccisi. Ma per assicurare alla legge l’artefice del regime è ormai troppo tardi. Pol Pot, fondatore e leader dei Khmer Rossi, è morto nel 1998 lungo il confine con la Thailandia. Non è mai stato sottoposto a giudizio.