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Francia, Sarkozy dichiara guerra ai regimi previdenziali speciali

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Francia, Sarkozy dichiara guerra ai regimi previdenziali speciali

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Tocchi le pensioni e scateni il finimondo. Questa volta ci prova Nicolas Sarkozy. Il presidente francese ha dichiarato guerra ai privilegi dei cosidetti regimi speciali. Ovvero quei regimi previdenziali di cui godono, in Francia, circa 500.000 impiegati. Un terreno minato, che ha visto fallire tutti i governi che hanno tentato una riforma.

L’obiettivo è di armonizzare i diversi sistemi, tenuto conto che l’età minima per lasciare il lavoro, così come gli anni di contribuzione e la base per il calcolo della pensione variano a seconda che si tratti del settore pubblico o di quello privato.

Beneficiano dei regimi speciali i dipendenti delle aziende elettriche e del gas, delle ferrovie e dei trasporti pubblici su strada. Non sono esclusi i cosidetti lavoratori a rischio come minatori e marinai. Ma nemmeno categorie più insospettabili, come sacerdoti, assistenti di notai e parlamentari.

I regimi speciali, molti creati dopo la seconda guerra mondiale, danno diritto, tra l’altro, al pensionamento anticipato. Lo stato, o le compagnie stesse, pensano a ripianare le perdite. Che per le ferrovie ammontano a 3 miliardi di euro. Perché l’assicurazione malattie, ad esempio, si applica sia ai dipendenti in servizio che a quelli in pensione e alle loro famiglie.

Alla compagnia di trasporti pubblici Ratp, un conducente di autobus può ritirarsi a 50 anni. Un addetto alla manutenzione a 55. Questo perché il tipo di lavoro è considerato usurante. E i dipendenti non si sentono dei privilegiati. “Non sono privilegi – sostiene Christophe Tollé – il nostro è un mestiere difficile, nesuno deve toccare i regimi speciali”.

Carlos Dantas è un conducente di una compagnia privata. Pur avendo le stesse qualifiche del collega della Ratp, la sua pensione sarà inferiore del 20% e dovrà accumulare più anni di contribuzione. “Dovrò avere 65 anni prima di ritirarmi, e questo non è una garanzia a livello di sicurezza”.

Il sistema previdenziale privato è stato oggetto di riforma nel 1993. Dieci anni più tardi è toccato a quello pubblico. Nel ’95, il governo tentò di mettere mano ai regimi speciali. Ma i sindacati si mobilitarono e la riforma fu rimessa nel cassetto.