ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Sei anni dopo l'11 settembre, missioni "fallite" in Afganistan e in Iraq

Lettura in corso:

Sei anni dopo l'11 settembre, missioni "fallite" in Afganistan e in Iraq

Dimensioni di testo Aa Aa

L’11 settembre 2001, gli Stati Uniti subiscono il più devastante attentato della loro storia. Ed è subito Osama Bin Laden a essere accusato. Il presidente americano George Bush ne chiede l’estradizione a Kabul, ma il regime dei taliban rifiuta.

In Afganistan il capo di Al Qaida aveva organizzato gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono.
Dimenticato dal mondo dopo trenta anni di guerra che avevano lasciato un Paese distrutto e in balia degli integralisti islamici, l’Afganistan diventa l’avamposto della lotta al terrorismo conquistando improvvisamente le prime pagine dei giornali.
Bin laden diventa il ricercato numero uno al mondo, con una taglia di 50 milioni di dollari.

In ottobre, gli Stati Uniti sostenuti da una coalizione internazionale lanciano una campagna di bombardamenti per cacciare i taliban dal potere, costringendo Bin Laden alla fuga. La comunità internazionale si impegna a stabilizzare politicamente l’Afganistan e ad aiutarne la ricostruzione.

Ma sei anni dopo, la situazione non è quella sperata: la coltivazione del papavero è più estesa che mai, il traffico di oppio a livelli record. I proventi della droga rappresentano il 60% dell’economia afgana.

La sicurezza, che era una delle priorità della forza internazionale Isaf, è un miraggio. E il numero crescente di attentati ne è la prova. Le autorità preposte alla sicurezza sono scarse e spesso corrotte. I soldati dell’Isaf insufficienti per coprire l’intero territorio.

Gli esperti ritengono che il fallimento della missione in Afganistan sia dovuto all’invasione dell’Iraq nel 2003: troppe risorse e mezzi militari sono stati spostati per destituire Saddam Hussein. Ma nonostante Bush durante la sua ultima visita a sorpresa a Bagdad abbia annunciato che il successo è possibile, anche in Iraq l’esito della missione è quanto mai in dubbio.

Tanto che, secondo un sondaggio della BBC, sia l’opinione pubblica americana sia quella mondiale sono per la maggioranza favorevoli al ritiro degli americani.