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Il Paese al voto, fra arretratezza e modernità. Favoriti gli islamici moderati del Pjd

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Il Paese al voto, fra arretratezza e modernità. Favoriti gli islamici moderati del Pjd

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In bilico fra l’arretratezza e la voglia di progresso, il Marocco si prepara alle legislative di domani. Un voto – il secondo dall’inizio del regno di Mohamed VI – presentato come capitolo fondamentale della transizione democratica nel Paese e nel quale la vittoria del Pjd viene data quasi per certa.

Il Partito per la Giustiza e lo Sviluppo, principale forza d’opposizione dell’attuale parlamento, formazione d’ispirazione islamica, si è definito come voce fuori dal coro. I temi della lotta alla corruzione, della poca trasparenza nella gestione del potere e, soprattutto, delle profonde disuguaglianze sociali, sono stati i suoi cavalli di battaglia.

“Questo è un luogo d’incontro per i giovani della borghesia marocchina” dice una ragazza in vacanza a Bouznika, fra Casablanca e Rabat.

Scenario, ambiente, frequentazioni agli antipodi rispetto alle zone depresse dell’interno, dove spesso i villaggi non hanno acqua corrente.

“L’unico modo per rifornirsi d’acqua è a dorso d’asino, con taniche da 20 litri. Qualche volta a 1 chilometro di distanza, qualche volta a 4” dice una abitante di Draua, un villaggio nei dintorni di Casablanca.

Secondo le voci più critiche, indipendentemente dal risultato delle urne la struttura di potere che ruota attorno al Re non cambierà. E la riforma che prevede una quota del 10% riservata alle donne alla camera bassa, sembra una goccia nell’oceano in a una società ancora profondamente maschilista.