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I campi profughi palestinesi in Libano, dopo Nahr al Bared

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I campi profughi palestinesi in Libano, dopo Nahr al Bared

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Quale futuro aspetta Nahr el Bared? In molti pensano che questi scontri segneranno una svolta: niente sarà più come prima per tutti i campi profughi palestinesi in Libano. L’opposizione libanese e i palestinesi in particolare temono che Nahr el bared sia il primo passo verso lo smantellamento dei campi, ma il premier Fouad Siniora si è mostrato rassicurante: “Come abbiamo annunciato din dal primo giorno di scontri, lo stato si impegna a ricostruire il campo. Oggi ribadiamo questo impegno”.

Il premier di più non dice, e non esclude che le regole vadano cambiate in questi quartieri, finora una sorta di zona franca dove l’esercito libanese non entra e dove i palestinesi hanno pochi diritti e pochi doveri. Nati come provvisori ma ormai veri e propri quartieri in cemento, i campi sono disseminati in tutto il paese: una popolazione di 400 mila palestinesi che non possono ottenere un passaporto, nè possono accedere ad un gran numero di professioni.

Chi garantisce la sicurezza di queste persone? Nell’82 centinaia furono uccisi nei campi di Sabra e Chatila: agitando lo spettro di un nuovo attacco le milizie palestinesi hanno rivendicato finora il diritto di essere armati. Tuttavia il governo libanese non può passare sopra al fatto che un gruppo come Fatah al Islam, che non è riconosciuto dalle autorità palestinesi e che non nega legami con Al Qaida, abbia stabilito in Libano la sua base.

Alla fine del 2005, il governo di Fouad Siniora è stato il primo nella storia del suo paese a dirsi determinato a porre alcune regole al porto d’armi dentro e fuori i campi profughi. Un dossier spinoso, sebbene forte dell’appoggio di diverse risoluzioni dell’Onu. Il primo passo sarebbe vietare la presenza di milizie armate fuori dei campi, e poi organizzarle all’interno, in modo da coordinarle con le forze libanesi .