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Proteste di piazza contro il governo greco per la gestione degli incendi

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Proteste di piazza contro il governo greco per la gestione degli incendi

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In Grecia comincia a infiammarsi anche la piazza: 2000 manifestanti, chiamati dall’opposizione socialista, hanno sfilato in centro ad Atene contestando l’incompetenza del governo nel gestire l’emergenza incendi. Le fiamme da venerdì hanno ucciso almeno 63 persone e bruciato un’estensione record di territorio. Secondo dati dell’organizzazione ambientalista Greenpeace quest’anno sono andati in fumo 2,5 milioni di ettari, un milione in più che nel 1981, finora l’anno peggiore della storia moderna della Grecia.

L’esecutivo accusa gli incendiari – 7 sarebbero stati arrestati – ha messo taglie fino a un milione di euro e ha invitato la magistratura ad appigliarsi alle leggi antiterrorismo. E ha garantito che le aree incendiate saranno rimboschite e protette dalle speculazioni edilizie.

Nell’isola di Evia sono al lavoro anche gli aerei inviati da Spagna e Italia. Mentre, spinte da vènti a 70 chilometri orari, le fiamme continuano divorare l’ovest e il sud del Peloponneso, dove si sono verificate la stragrande maggioranza delle morti.

Una madre si dispera: “I nostri bambini stanno bruciando. Perché li avete lasciati tra le fiamme? Salvateli. Fate qualcosa”.

Nel Paese è in vigore lo stato d’emerenza ma le elezioni politiche anticipate previste per il 16 settembre non sono state posticipate. A tre settimane dal voto il governo ha promesso anticipi immediati sui risarcimenti agli agricoltori che hanno visto andare in fumo i loro raccolti e le loro case.