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La Grecia ancora in fiamme, 63 morti

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La Grecia ancora in fiamme, 63 morti

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C‘è chi lotta per non abbandonare la propria casa alle fiamme, ma il pericolo è reale: 63 persone sono morte negli incendi che da ormai quattro giorni stanno rendendo la Grecia un inferno. Almeno un migliaio di case distrutte, migliaia gli ettari di campagna e foreste in fumo.

Nonostante la temperatutra sia finalmente scesa a 33 gradi oggi, la situazione non accenna a migliorare. Un vento a 70 chilometri orari rende incontrallabile il fuoco: un novantina i roghi nel paese. Nel Peloponneso, la regione più colpita, le fiamme minacciano Kalamata, una cittadina di 40 mila abitanti. E brucia anche l’isola di Evia e la zona di Keratea.

Mentre Atene decreta lo stato di emergenza, l’Unione europea è corsa in soccorso alla Grecia: l’Italia e la Francia hanno inviato alcuni canadair, dai paesi europei sono arrivati anche elicotteri e decine di vigili del fuoco. Anche Stati Uniti e Russia hanno promesso aiuti.

E grazie all’intervento dei pompieri, Olimpia, l’antica città dove nacquero i giochi Olimpici è stata salvata. “Tutti, i pompieri, i poliziotti, i volontari, hanno lottato contro il fuoco – ha dichiarato il ministro della cultura greco George Voulgarakis – e il museo non ha subito danni”.

Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche nel paese scoppia la polemica sulla reazione delle autorità alla catastrofe e sulla presunta origine criminale degli incendi. Atene ha promesso ricompense fino a un milione di euro per informazioni che portino ad identificare gli eventuali responsabili dei roghi.