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Lo Zimbabwe affonda sprofonda nella crisi

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Lo Zimbabwe affonda sprofonda nella crisi

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Quello che era chiamato il granaio dell’Africa vede sfilare la popolazione in lunghe code per il pane, sotto i colpi della polizia. I supermercati, obbligati dal governo a vendere tutto sottocosto, non si riforniscono piû nemmeno di generi di prima necessità. La disoccupazione ha raggiunto l’80 per cento. L’inflazione, il 7000 per cento.

Per l’Occidente, uno solo il colpevole. Robert Mugabe, al potere dal 1980, anno dell’indipendenza. A 83 anni, ha annunciato che si presenterà alle elezioni previste per l’anno prossimo, dopo quelle contestatissime del 2002.

Tre mesi dopo, aveva cominciato l’espropriazione di quasi tutte le aziende agricole in mano ai bianchi. I suoi uomini si sono dati da fare per lasciare in piedi solo rovine e macerie. Le terre, ridistribuite, non hanno dato i frutti sperati. La produzione agricola, in frantumi.

Ora Mugabe accelera gli sforzi per consolidare il suo potere incurante dell’economia che affonda e della pressione degli stati occidentali per urgenti riforme politiche.

Il Parlamento ha cominciato a discutere un progetto di legge che obbliga le società quotate in borsa a riservare il 51 per cento dell’azionariato a dei cittadini dello Zimbabwe neri.

Un’altra ricetta nazionalista che non risolleverà le sorti di un’economia che va a rotoli. Come il nuovo biglietto di 200.000 dollari quotato oltre 500 Euro dal governo ma che viene scambiato a meno di un Euro al mercato nero.

“Non si può comprare niente , dice quest’uomo, si va di male in peggio. Il denaro non serve proprio a nulla”.

La crisi economica spinge sul pedale del malcontento ma ogni tentativo di ribellione è soffocato con la forza.