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Il Belgio in piena paralisi politica

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Il Belgio in piena paralisi politica

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La crisi politica è a un punto morto in Belgio. Più di due mesi sono passati dalle elezioni e di un governo ancora neppure l’ombra. Tempi duri per il vincitore dello scrutinio, il cristiano democratico fiammingo Yves Leterme.

Sospesi i colloqui per la formazione di un esecutivo, Leterme ora tenta delle consultazioni per mettere d’accordo i partiti fiamminghi e francofoni della coalizione che dovrebbe governare.

Ma il paese è diviso in due: il Nord fiammingo reclama maggiore autonomia e il Sud vallone teme una deriva separatista.

Divisioni che si ritrovano nella coalizione, di cui fa parte il partito liberale vallone, di Olivier Maingain:

“Secondo loro, tutte le richieste fiamminghe sono accettabili, e quelle francofone sono impossibili”.

Della stessa opinione, il suo alleato cristianodemocratico vallone Francis Delperée, ammette:

“La crisi c‘è …già oggi”

I nazionalisti fiamminghi, alleati nella campagna elettorale del vincitore Leterme, sembrano poco disposti a concessioni.

“La risposta e il comportamento dei francofoni – dice il loro presidente Bart De Weyer – rende impossibile lavorare”.

Il presidente dei liberali valloni Didier Reynders, anche lui nella traballante coalizione, ha dato ancora pochi giorni al premier designato per fare delle proposte concrete. Altrimenti, ha detto, Leterme ne tragga le inevitabili conclusioni.