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Il dopo terremoto in Perù. Scene di saccheggio fra la popolazione senza risorse

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Il dopo terremoto in Perù. Scene di saccheggio fra la popolazione senza risorse

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Nel Perù messo in ginocchio dal terremoto la disperazione induce al saccheggio. A Ica la polizia ha dovuto sparare in aria per disperdere le donne che avevano preso d’assalto un negozio di alimentari. La folla accusava il proprietario di aver approfittato della situazione per speculare, aumentando i prezzi.

Nelle città colpite dal sisma l’acqua potabile e i generi di prima necessità sono quasi introvabili, a tre giorni dalla scossa pari a 8 gradi della scala Richter, che ha ucciso almeno 510 persone, ferendone oltre 1500. Le forti scosse di assestamento che si stanno susseguendo possono ancora far salire il bilancio delle vittime.

A Pisco, un altro dei centri martoriati, i morti vengono seppelliti dove possibile. Il governo di Lima e le associazioni umanitarie internazionali hanno lanciato un appello alla vigilanza, perché si teme l’esplodere di epidemie fra gli oltre 80 mila senzatetto. Ieri il presidente Alan Garcia si è recato a Pisco promettendo acqua e cibo, ma anche il pugno di ferro contro gli sciacalli.

Gli aiuti internazionali cominciano ad arrivare. Fra i primi a rispondere all’appello: il governo spagnolo e i vicini centro e sudamericani del Perù, oltre agli Stati Uniti. L’ONU ha sbloccato un fondo pari a poco piu’ di 1 milione e 100 mila euro. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che i terremotati del Perù vedano gli effetti della solidarietà mondiale.