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Il rovescio della medaglia dei biocarburanti

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Il rovescio della medaglia dei biocarburanti

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I biocarburanti erano stati pensati inizialmente come una valida alternativa al petrolio, oggi molti esperti non esitano a sollevare dubbi. Visti di buon occhio anche grazie al prefisso “bio”, non sono ancora riusciti a prendere piede che già fanno polemica.

Oggi ci sono vetture che camminano grazie alla canna da zucchero, alla colza, alla barbabietola. Le emissioni di questi mezzi sono pulite.

I bio-combustibili sono sostanze che derivano dalla lavorazione di alcune piante o semi particolari e si dividono principalmente in due tipi: gli alcoli che derivano dalla fermentazione di prodotti agricoli ricchi di zuccheri e gli oleosi da cui si ricava olio vegetale che sottoposto alla tecnica della transesterificazione produce il biodiesel.

I combustibili ottenuti in questo modo sono molto meno inquinanti di quelli fossili e sono rinnovabili perché ottenuti da colture annuali o comunque rinnovabili.

La produzione dei carburanti verdi è esplosa nell’ultimo decennio.

In Brasile i biocarburanti sono già una realtà da molti anni. Da decenni il paese sudamericano spicca negli investimenti sul carburante naturale ottenuto dalla canna da zucchero.

La produzione globale di biodiesel è stata pari a 4 milioni di tonnellate nel 2005. In Europa, che è una grande produttrice di biodiesel, al primo posto troviamo la Germania, seguita da lontano dall’Italia.

La produzione di alcoli invece ha raggiunto i 36 milioni di tonnellate nel 2005, con il Brasile in testa per la produzione. Lo sviluppo della tecnologia verde è stato accompagnato anche da molte polemiche.

L’inquinamento infatti è minore, ma gli effetti collaterali sono altrettanto pericolosi. Per far posto a queste colture bisogna deforestare migliaia e migliaia di ettari di terra, che saranno trattati con fertilizzanti e pesticidi.

Come sottolinea l’economista Carlos Eduard Young che afferma: “Possiamo dire che il Brasile emette i tre quarti delle sue emissioni dannose con la deforestazione”. Distruzione di foreste tropicali, ampio uso d’acqua per irrigare queste colture, penuria di terre da destinare alle coltivazioni classiche.

Tenendo presenti queste pesanti conseguenze, alcune organizzazioni ambientaliste chiedono una moratoria, in attesa dei biocarburanti di seconda generazione.